La campagna dei 2 sfidanti di Puglia
MANIFESTI DI UNA CAMPAGNA ELETTORALE STRAMPALATA
BARI - La macchina del governatore Raffaele Fitto, blu regolamentare, interni di pelle bianca e finiture di radica, è guidata da un signore di mezza età, baffi e guida sicura. Il governatore ha il pallore dei politici alle ultime battute di una campagna elettorale estenuante, e, quando proprio è irritato per il ritardo, alza di un tono solo la sua parlata a mezza voce.
La macchina dell'aspirante governatore Nichi Vendola, una minuscola Pt Cruiser, è guidata da un amico del candidato, un giovanotto rasato a zero, con un lungo orecchino pendente, incline a sollevare le mani dal volante quando parla. L'aspirante governatore, che la fatica della campagna elettorale rende frenetico, quando perde la pazienza con l'autista gli molla un amichevole scappellotto sulla testa rapata.
Dall'auto, ai modi, alle parole, agli amici, ai vestiti, ai programmi, alle stanchezze e alle esasperazioni - due mondi irrimediabilmente non compatibili si oppongono l'uno all'altro: questa della Puglia è davvero la più divertente, la meno ortodossa, e, potenzialmente, la più innovativa sfida regionale d'Italia.
Il contrasto si snoda sui lunghi chilometri della lunga regione - per questo le macchine in cui i due viaggiano sono esse stesse così simboliche della sfida. Per effetto di questa diversità, i due ragazzi (perché così si qualificano con i loro rispettivi 37 Fitto e 47 Vendola rispetto alla classe politica nazionale) hanno portato nell'agone politico ben più del solito elenco di «programmi di sviluppo»; corrono l'uno contro l'altro con l'affanno puntiglioso di chi ha preso di punta l'altro, con il senso di vera sfida personale.
E infatti un clima di tifo da stadio li segue e li circonda: rumoroso quello per Vendola, lo sfidante: sussurrante quello per il governatore.
Vendola raccoglie in un hotel di Bari tutti gli scontenti della sanità pubblica, dottori, infermieri, compagni, e sul palco cita Basaglia, legge poesie, e finisce con la sua frase preferita: «Noi abbiamo una sola idea per la sanità: mettere l'ammalato al centro di tutto. Terremo gli ammalati vicino a noi». Applausi e ovazioni. Fitto, nella sua macchina, il giorno dopo, legge le frasi sui giornali e dice con sorrisino: «Sì, il giorno che si metterà i malati intorno si renderà conto che nell’entrata della Regione ce ne vanno 200. E gli altri? Alla fine dovrà anche lui dare una risposta a questo interrogativo, se vince».
Vendola procede intanto al comizio: comizio classico da film neorealista, con palco e bandiere al centro della piazza con le palme. «Noi non faremo come si è sempre fatto qui, noi decideremo insieme». Applausi e sbandieramenti. Fitto invece va di primo mattino a una presentazione della lista, in un hotel sotto il bellissimo Castel del Monte: all'arrivo ci sono bandiere per i presenti, e qualcuno ne prende in mano una, ma l'atmosfera non è quella. Il pubblico preferisce andare nella sala congressi e ascoltare, fare saluti e ringraziamenti. Il pubblico non è da stadio, nemmeno nel numero, ma non vuole esserlo; e Fitto non è un oratore, né vuole esserlo: ma ognuno dei presenti - con famiglia al seguito - è un dottore, un avvocato, un imprenditore, un notaio. E' quel ceto silenzioso ed efficiente del Sud che è parte del sistema e non ha bisogno si applaudire: Fitto dice loro il numero delle delibere fatte in Regione, loro chiedono un preciso intervento nella zona, e per quel che riguarda la campagna elettorale questo scambio è quel che serve: dopotutto, signori, qui si parla di amministrazione, «e come amministratore il Governatore è stato impeccabile».
Le accuse dei due si rimbalzano così da piazza a piazza, da sala a sala. Fitto, sornione, dice ai suoi, sempre a mezza voce, «con l'assemblearismo non si va da nessuna parte»; Vendola gli replica da lontano che lui ha governato come un solo uomo al vertice, e «eccetto sulla sanità dove è stato insieme Robespierre e Maria Antonietta». Il primo, Raffaele Fitto, figlio di un potente politico della democrazia cristiana, morto prestissimo, è entrato in politica con l'eredità del padre addosso e pare aver succhiato con il latte il linguaggio e la mistica delle delibere: «Per voler fare politica ci vorrà prima o poi per Vendola uno straccio di programma».
Vendola invece non solo non vuole avere un «programma» ma lo considera esattamente il simbolo di tutto quello che non si vuole: «Io sono l'espressione finale di una serie di piccoli smottamenti avvenuti nel Sud intorno alle varie proteste sull'ambiente, e sul lavoro cui nessuno ha dato retta e che però hanno scavato una fossa alla politica come si faceva una volta». Fitto punta così a raccogliere i voti di chiunque tremi di fronte al potenziale caos che Vendola promette alla Regione - sperando nel voto del centro e della sinistra non estremista: in questa funzione avrebbe voluto fare una lista propria, come Formigoni a Milano, ma, dopo il no nazionale, ha mantenuto una sorta di lista propria dentro la lista della coalizione. Vendola invece è convinto che la Puglia con Fitto (e con buona parte della sinistra, ma questo non lo dice così chiaramente) «sta soffocando» e punta sulle «forze finora non espresse» - un esempio di queste "forze non espresse" si vede nel giro di giovani artisti, ragazzi imprenditori, designer che hanno messo su la campagna per lui, con una grafica fortemente ribaltata sul senso delle parole: Vendola «pericoloso» in foto con madre, Fitto presentatore televisivo di una modernizzazione di cartapesta sotto lo slogan «La Puglia è perfetta».
Sull'esito possibile finale i numeri dicono poco: i sondaggi, come è loro abitudine, ondeggiano. Ma la gara è aperta perché ci sono chiare indicazioni di calo di voti da parte della Casa della Libertà. Tutte le ultime elezioni sono state vinte dalla sinistra, dai Comuni di Bari e Foggia, a tutte le cinque province, alle due suppletive di Gallipoli e Bitonto, di cui una vinta per il Senato da Nicola La Torre, in maniera sorprendente perché ottenuta in un collegio di destra.
E' la «primavera pugliese», nel gergo locale, e potrebbe fare da trampolino a Vendola. Su questo punta la sinistra: «E se poi c'è da fornire tecniche di governo abbiamo tutte le forze per sostenere Nichi» dice appunto il senatore La Torre, per smontare gli argomenti di Fitto. Fitto è invece convinto di vincere (e progetta il matrimonio) perché pensa che il calo riguarda Forza Italia e che, paradossalmente, questo lo avvantaggia: «I conti sono presto fatti: nelle ultime politiche del 2000 Forza Italia ha avuto il 28,8 per cento, nelle ultime elezioni, le Europee, ha il 19,8 per cento», calcola con quella memoria per le percentuali che hanno i politici di vecchia scuola, «Se io con la mia lista arrivo a dieci punti, avrò salvato la coalizione».
E a quel punto avrà trovato un suo ruolo autonomo, sulla linea che in fondo oggi tentano molti governatori in carica. Alla fine, un solo punto unifica queste tifoserie. La certezza che la sfida è na-zio-na-le, come dicono tutti, scandendo bene, e ammirando la calata dei big boss della politica in Regione. «Effetto Vendola» si chiama - incassa l'aspirante governatore. Il governatore in carica accetta e ribalta: «Boccia (il candidato che Vendola ha sconfitto nelle primarie) era la mia copia scolorita. Avrei vinto, comunque, ma adesso sconfiggerò Vendola, e se ne accorgeranno tutti».
Se infatti dovesse vincere lo sfidante dell'Unione, Nichi Vendola, un militante di Rifondazione, un appassionato di movimenti, l'asse del centro-sinistra subirebbe una forte spinta verso la sua sinistra. E - se davvero Vendola vincesse - immaginate che verdetto sarebbe per la stessa Puglia? Vorrebbe dire che nel ventre della regione del Sud d'Italia che più coltiva la sua immagine di operosa, mercantile area di industrie, di scambi con il Mediterraneo, luogo di Fiere e di potentati politici, di cui il più famoso è quello di Aldo Moro, covava negli ultimi anni un sordissimo risentimento, tale da indurre il potentato meridionale a unirsi (idealmente) ai fuochi delle manifestazioni di emarginati, arrabbiati ed ecologisti dove è cresciuta la militanza di Vendola. Uno scontento tale da accettare anche la diversità sessuale del futuro governatore. Tema, quello della omosessualità, quasi assente dalla sfida elettorale, con mostra di fair play inusuale di questi tempi (Fitto ne porta l'orgoglio: «Su questo ho la coscienza tranquilla: sono fra coloro che due anni fa si batterono per il Gay Pride a Bari»), ma nondimeno pesante nelle sue silenziose ricadute: sarà proprio una regione del maschio Sud a sfoggiare il primo governatore gay in Italia? Se vincesse Vendola insomma, sarebbe la Puglia ancora più che la politica ad aver spostato il proprio asse.
Ma è davvero a questo punto scontenta questa regione da pensare possibile un tale riallineamento? Il test elettorale del 3 aprile è, alla fine, tutto in questa domanda. E le contrastanti immagini dei due candidati altro non sono che due possibili risposte.
di Lucia Annunziata tratto da www.lastampa.it
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