Il vento che cambia: "Vorremmo essere pugliesi per votare Nichi Vendola"
Non si fa che incontrare gente che ti [e si] chiede: "Beh, cosa pensi? Come
andrà?". Ci sono momenti in cui la qualità dei candidati del centrosinistra,
e la più o meno forte capacità - da parte della società civile - di proporre
temi e programmi, passano in secondo piano. E, mentre in moltissimi vorremmo
essere cittadini pugliesi, per poter partecipare del clima che si è creato
nella regione di Nichi Vendola, è anche vero che molte persone più
scettiche, disincantate o astensioniste incallite ti dicono serenamente:
questa volta ci vado proprio, a votare.
Magari si sono decise perché c'è un candidato "sostenibile", a fare un po'
da alibi. Magari, invece, perché s'è diffusa a macchia d'olio, come capita
in certi momenti, la sensazione che, centrosinistra o meno, questa volta
qualcosa accadrà. Qualcosa, voglio dire, diverso dal semplice "alternarsi"
di centrodestra e centrosinistra, per ottenere poi politiche simili:
privatizzazioni di destra e di sinistra, ponti sullo stretto di destra e di
sinistra, centri di detenzione per migranti di destra e di sinistra,
scuole-supermercato di destra e di sinistra, ecc.
Sbaglierò, ma la differenza che passa tra l'essere i difensori di un bunker
o persone che scommettono sul cambiamento sta proprio qui: nel sentire il
vento che cambia. E' un po' quel che dice Nicola Fratojanni, segretario di
Rifondazione della Puglia, che racconta quanto sia difficile avere
l'opportunità di parlare ai cittadini invece che ai militanti. Non che sia
un bene, mettere in secondo piano qualità dei candidati e programmi: espone
a delusioni come quelle che abbiamo avuto in passato. Anzi peggio: perché il
secondo, eventuale Prodi, la cui vittoria l'anno prossimo sarebbe resa assai
più probabile da uno sfondamento del centrosinistra nelle regionali,
verrebbe qualche anno dopo l'irruzione sulla scena di uno strano, tutto
nuovo movimento globale, coi suoi linguaggi e la sua narrazione del mondo.
La cui smisurata ambizione non può certo consentirgli di essere soddisfatto
di qualche seggiola, nei consigli elettivi, occupata da persone che da lì
provengono.
Ma il primo passo, tutti lo annusano, è dare una lezione alla non più
tollerabile armata berlusconiana. Contando - dove più e dove meno - sulla
possibilità di far contare esperienze, conflitti e proposte nuove anche dopo
le elezioni, su futuri presidenti regionali dell'Unione, spesso ignari,
spesso mediocri e talvolta liberisti, vetero-democristiani e così via.
E il vento che si sente è che potrebbe accadere, nel voto, qualcosa di
simile a quel che accadde in Spagna, quando Zapatero vinse su Aznar, e in
Francia, quando le sinistre fecero tombola nelle elezioni regionali.
Una di quelle ondate che ogni tanto avvengono, quando ciascuno ha i suoi conti da
presentare al potere in carica: la verità su Genova e la svendita
dell'acquedotto, l'aggressione alla Costituzione e l'impoverimento generale,
gli affari privati divenuti legge e l'avventura militare in Iraq.
D'altra parte, chi ti incontra e ti chiede "cosa pensi?", subito ti racconta
di voci di voci su condaggi segreti che dicono. E Berlusconi che non doveva
fare campagna elettorale e invece la fa, Berlusconi che dice "contano i voti
non le regioni", il Watergate targato Storace nel Lazio e il Watergate
targato Formigoni in Lombardia [ossia i complotti sulle firme e gli affari
di "oil for food"].
Ma, più seriamente, la fine dell'incantamento, dell'"arricchitevi!" con cui Berlusconi aveva ipnotizzato anche i poveracci, quattro anni fa: imbrogli, pasticci, corruzioni, volgarità tali da aver
raggiunto il colmo.
E anche gli scettici, gli incalliti dell'astensione, si dicono "va bene, ora basta".
Carta sta cercando di mettere in fila, insieme a molti altri, quel che si
potrebbe fare di buono, e che il movimento ha suggerito in questi anni.
Nell'Almanacco di Carta che resterà in edicola fino alla prossima settimana
pubblichiamo le "schede programamtiche" sui temi che abbiamo discusso al
primo "Cantiere sul che fare", che si tenne in gennaio [mentre il prossimo è
in preparazione per il 6 e 7 maggio, su welfare e comunicazione, presente
anche Romano Prodi, e sarà la prima volta che il candidato del
centrosinistra si troverà faccia a faccia con un programma "dal basso"]. E'
quel che bisogna fare, e lo stiamo facendo.
Ma la premessa necessaria è che si crei il clima che si è creato in Puglia.
Certo, Nichi è ben più entusiasmante di altri candidati dell'Unione. Ma lo è
perché da anni fermenta un rinascimento - culturale e sociale - meridionale
che ha archiviato le menzogne sullo "sviluppo", per chiedersi seriamente, e
coralmente, quale altre strada, data la sua storia, la sua geografia e la
sua umanità, la parte più mediterranea del nostro paese può intraprendere. E
il nord in crisi, in cui il mito della competitività si è rovesciato in
richieste di "dazi", ha - forse per la prima volta nella storia dell'Italia
unita - molto da imparare dal suo sud "sottosviluppato".
E' una miscela di orgoglio locale, di liberazione dai complessi di inferiorità e di eruzione
di nuove idee nate in quella rete delle reti che è il movimento
altermondialista: qui ha fermentato il successo di Nichi Vendola.
Così, la vittoria elettorale del centrosinistra può qualcosa di diverso
dall'affermazione di un liberismo più gentile, obbediente ai poteri
transnazionali ma con garbo. E' già accaduto in molte città e province,
l'anno scorso. Anche se non tutto accade dappertutto nello stesso momento.
Ma le premesse esistono.
Saremo come al solito troppo ottimisti. Andremo a votare per chiunque
assomigli a quella nuova narrazione, e lunedì pomeriggio, quando si
apriranno le urne, potrebbe essere un buon momento.
Pierluigi Sullo 29 marzo 2005 da www.carta.org
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