Nichi Vendola, il suo stile, la sua profezia
Sono un prete, non sono un uomo politico. Il mio compito non è quello di schierarmi con un partito, né di 'battezzare' alcun candidato. La comunità cattolica non deve essere per nessuno strumento di consenso elettorale, voti e potere.
E’ giusto dunque che la Chiesa non entri nella disputa partitica. Dopo l’asse ambiguo con la Democrazia Cristiana, per fortuna oggi nessun partito può ricevere l’attenzione preferenziale dei cattolici. In questo mio intervento neanche io voglio entrare nella battaglia elettorale tra Vendola e Fitto alla presidenza della Regione Puglia. Sono i pugliesi che devono scegliere secondo coscienza e non hanno bisogno di indicazioni che scendono 'dal cielo'. Voglio solo evidenziare alcuni elementi dello stile di Nichi Vendola che mi sembrano importanti e che ogni uomo politico dovrebbe avere. Non conosco Fitto e spero che li abbia anche lui e di questo me ne rallegrerei.
La mia conoscenza di Nichi Vendola risale, se non erro, ad una domenica di gennaio del 2003. Erano le nove di mattina e stavamo preparando tutto per la messa. Eravamo nel carcere di San Severo dove sono cappellano. Insieme a me c’erano dei volontari e i detenuti presenti per la celebrazione. Ad un certo punto è arrivato lui, appunto Nicky Vendola, un signore con un vestito gessato e l’orecchino in vista. Si avvicina e si mette a parlare amabilmente con tutti, con grande rispetto per detenuti e non. Ascoltava e poi diceva la sua, con cognizione di causa. Seppi durante la conversazione che era un parlamentare. Tengo a precisare che non c’era nessuna tornata elettorale in vista. Le elezioni erano lontane. Non si può pensare che stesse cercando voti, e poi sappiamo che mostrare interesse per i detenuti può portare alla diminuzione del consenso e per questo pochi politici sono disposti a farlo. Tanti elettori non nutrono alcuna simpatia per il carcere e i suoi 'ospiti'. A conferma dell’impopolarità dell’impresa ricordiamo che la richiesta di misericordia avanzata per i detenuti dal papa in occasione del Giubileo del 2000 abbia indotto il nostro attuale governo, dopo molti tentennamenti, a partorire un timido e pallido indultino.
Dunque un parlamentare che di domenica mattina visita gli istituti di pena afferma implicitamente l’importanza di una politica che si mette in ascolto, in contatto diretto con la gente e in questo caso con una classe di persone da tanti considerate 'pietre di scarto', rifiuti della società. Quella mattina nel carcere non c’era nessuna telecamera a riprendere la sua visita né i giornali hanno detto qualcosa il giorno dopo. A Nichi non interessavano queste cose ma altre più importanti. Da allora ho cominciato a seguirlo più attentamente. Ho scoperto che era un seguace appassionato di Tonino Bello, il grande vescovo di Molfetta, capofila di una Chiesa coraggiosamente schierata in difesa dei deboli, di chi non ha voce e potere. E quindi ho conosciuto l’impegno concreto di Nichi al fianco degli stranieri, dei poveri, degli ambientalisti.
Nichi Vendola rappresenta anche la politica che anela all’onestà intellettuale, grande e sempre più rara qualità. Infatti da giovanissimo ha dichiarato apertamente di essere omosessuale, pur senza farne mai una bandiera. Venticinque anni fa voleva dire attirarsi gli insulti e l’emarginazione brutale di molti. Ancora oggi riceve scherni e risatine beffarde. La sua onestà intellettuale sente doveroso esprimere apertamente quello che si pensa e si sente, anche quando possa provocare sul momento sconcerto e scandalo. E’ assolutamente condivisibile il suo stile che sa indurre la comunità a confrontarsi serenamente sulle tematiche che si sentono importanti, senza veli o tabù e false ipocrisie.
Ci sono cose di Vendola che non condivido, ad esempio il suo linguaggio ancora troppo ideologico e la sua demonizzazione a tinte fosche delle destre. Anche le forze conservatrici veicolano valori spesso importanti. Qui intanto mi interessava estrapolare dal suo stile la sua profezia e gli elementi in cui è certamente esemplare, a prescindere dalla sua appartenenza partitica. Come prete non mi interessa che vinca Vendola piuttosto che Fitto. Mi interessa però che vincano i valori della difesa dei deboli e degli ultimi, della gratuità politica, e dell’onestà intellettuale, che sono tutte qualità inscritte nella 'profezia politica' del Vangelo.
Dino d'Aloia
Tratto da www.capitanata.it
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