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Fango su Vendola anche nelle ore di agonia del Papa

di vendolapresidente (03/04/2005 - 19:15)

 

«Non parlo di elezioni. In questo momento no. Ho voglia di parlare di cose alte, il mio pensiero è concentrato su questo evento straordinario che è l’agonia dell’uomo Wojtyla, del Papa».

Dovevamo fare una intervista sulle elezioni, sulla Puglia e sullo scontro Vendola-Fitto. E’ andata male, Nichi Vendola ci prega di riflettere ad alta voce sul Papa. Perché «di fronte a questo fatto così straordinario e drammatico si ha bisogno di pensieri più lunghi». E’ vero, ma le elezioni? «Ne parleremo lunedì, ad urne chiuse. Ma c’è un altro motivo che mi induce a voler riflettere su altro, che mi spinge a cercare pensieri più puliti che possano portare una ventata di aria limpida nella politica».

Quale, onorevole Vendola?
«La volgarità della destra pugliese, di Fitto e dei suoi propagandisti, in questi giorni scatenati contro di me, contro la mia vita personale, le mie scelte, finanche contro la mia famiglia. Mi dipingono come l’anticristo, lo stupratore di bambini. Sono volgarità raccapriccianti e vomitevoli. Dispiace che un giornale come “La Gazzetta del Mezzogiorno” si sia trasformato in vetrina di questa fiera del fango. Pensi che l’onorevole Mantovano (Alfredo, sottosegretario agli Interni di An, ndr), nelle ore dell’agonia del Papa, chiede alle mamme di Puglia se preferirebbero avere un figlio come Vendola, quindi un gay e per giunta comunista, o come Fitto... ».

Abbiamo letto un lungo commento dell’onorevole sulla «Gazzetta» che si presenta così: “Famiglia, sessualità droga: questi i temi sui quali la Regione rischia l’eccentrico e il diverso...”
«Già, e tutto ciò viene scritto in nome di una presunta superiorità cristiana. Che Dio li perdoni».

Vuole replicare?
«No, assolutamente. La mia vita è limpida. E poi sono totalmente spezzato dalla partecipazione a questa commozione planetaria attorno alla sofferenza del Papa, che non mi interessa replicare a queste volgarità per recuperare magari lo zero virgola qualcosa».

Lei si dice “spezzato” dalla sofferenza del Papa. Perché?
«L’evento è drammatico e non può che ridimensionare il rumore dello scontro. Ciascuno di noi, anche nelle ultime ore di una campagna elettorale così importante per l’intero Paese, deve essere spinto a cercare parole più essenziali. Dicevo che avverto il bisogno di confrontarmi con pensieri più lunghi e con parole che non siano usate come corpi contundenti. Quella di Giovanni Paolo II è il compimento di una storia straordinaria».

Il Papa che ha sconfitto il comunismo, hanno scritto...
«Questo Papa, ha dato una spallata straordinaria alle società dell’Est ghiacciate ed imbalsamate. Ricordo con emozione l’appello “non abbiate paura”. Ecco, quella invocazione straordinaria fu il contributo più grande allo sbocciare di una primavera in quelle società del silenzio, la picconata fondamentale a tutti i muri. Ma non dimentichiamo che il Papa, crollati i regimi dell’Est, volge lo sguardo all'Ovest, narra controcorrente “la violenza delle strutture di peccato”. Nella “Sollecitudo rei socialis” denuncia i rischi di un capitalismo senza regole, il cinismo di un mercato che opera una selvaggia banalizzazione della vita, la mercificazione della società, la perdita di qualunque idea della sacralità della vita. Infine, c’è il percorso finale della vita di questo Papa, gli anni della sua malattia, la vecchiaia. Un fase che mi piace definire come una teologia della debolezza, che si coniuga con la teologia della tenerezza che ci ha regalato alcune delle pagine più delicate del nostro tempo. Proprio in questa fase della sua vita, il Papa fa un lucido bilancio storico del secolo passato e parla del nazismo come male assoluto e del comunismo come male necessario».

Il Papa della pace...
«Sì, il Papa meno amato dai potenti. Il Papa censurato anche in queste ore. E’ il Papa che denuncia l’avventura senza ritorno della guerra, che resiste alla tornante razionalità della teoria della guerra infinita. Ed è un Papa che è capace di andare totalmente contro corrente con la forza di una predicazione catacombale».
L’intervista finisce qui. Le parole di Nichi Vendola, l’allievo di don Tonino Bello - che fu vescovo della Pace e pacifista - sono segnate da sincera commozione. Non è una recita utile a recuperare lo zero virgola qualcosina. Che Nichi sia cattolico è noto a tutti, che sia gay pure - lo ha dichiarato da anni -, comunista è il partito nel quale milita. Tutto ciò per la destra rappresenta un marchio d’infamia per l’uomo che l’intero centrosinistra ha scelto per battere Fitto, la destra e il suo granitico sistema di potere. «La posta in gioco in Puglia non è un ospedale in più o in meno, o la lunghezza di una lista d’attesa. La posta in gioco è più elevata, e riguarda il modo di concepire la famiglia...». Lo scrive l’onorevole Alfredo Mantovano.
Ha letto onorevole Vendola?
«A questo sono arrivati. La disperazione li ha portati a tanto. Che Dio li perdoni davvero».

di Enrico Fierro tratto da www.unita.it


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