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La rivoluzione gentile di Nichi

di vendolapresidente (12/04/2005 - 00:04)

 

Il grande giorno di Nichi: "Non sono il protagonista ma l´ostetrico della vittoria"
Alt di Vendola: "L´Acquedotto non deve essere privatizzato"

Come una star a un concerto rock. E da raduno musicale è il pubblico. «Trentamila persone», dicono gli organizzatori. Il momento topico è l´assolo per sola voce, fioca, di Nichi Vendola, neo presidente della Regione. Dura 50 minuti per non dimenticare nessuno, per raccontare la sua «politica che non conta i voti ma i volti». E ricorda il volto di Michele Fazio, il sedicenne di Bari Vecchia ucciso per errore nella guerra di mala: sul palco c´è papà Fazio che non resiste e lo interrompe per abbracciarlo. E non dimentica nemmeno il volto di un altro giovane di Bari Vecchia, «Benedetto Petrone, ucciso dai fascisti», a 18 anni nel 1977, proprio alle spalle del palco di piazza Prefettura. Altro applauso.

Anche da neo governatore, Vendola non cambia registro. Anche se Massimo D´Alema, il presidente dei Ds, ricorda a tutti che ora «comincia la sfida più difficile, il governo della Regione». «Il lavoro non è finito - avverte D´Alema - ora comincia l´ultima rampa di scale»: vincere le politiche. E gli fa gli auguri. Lo ringrazia pure perché «ha saputo rappresentarci tutti senza dimenticare di essere se stesso».

Detto, fatto. Nichi scalda i trentamila con una battuta: «Mi hanno denigrato, raccontato nefandezze e ora che si abituino ad avere un presidente con l´orecchino». Poi avverte i suoi, i compagni di Rifondazione comunista che sventolano bandiere, compresa quella del Che: «Voglio dirlo esplicitamente, ringrazio democristiani e socialisti». Quelli che sono sul palco, che quasi non regge, e quelli che non ci sono più: Di Vittorio, Moro, Di Vagno, Fiore, Salvemini. E si rivolge ai partiti: «Li rispetterò, ma a loro chiedo anche di rispettare il mandato elettorale che ci chiede di governare il cambiamento e non con il manuale Cencelli». Un cambiamento che avrà il volto delle donne: «Ne sono state elette poche ed è un´arretratezza insopportabile, il cambiamento che voglio deve avere la loro voce».

Sulla sanità, per la scuola, nei servizi. Entra a gamba tesa sulla privatizzazione dell´Acquedotto pugliese: non s´ha da fare. «Deve essere un´azienda pubblica che si deve occupare del risparmio dell´acqua e della ricerca». Rilancia il salario sociale per i disoccupati e la riforma della sanità. E ai giovani chiede di essere «inquieti». «Siatelo anche con me perché non voglio servi sciocchi ma persone libere».

Sullo spoil system è netto. Ai dirigenti e funzionari regionali dice: «Se siete persone perbene non dovete avere paura ma se siete dei mascalzoni preparate le valigie». «Cambieremo tutto - aggiungo - e faremo davvero una rivoluzione gentile». La prima: fare della Puglia un laboratorio permanente di pace. La seconda: «Nel Sud dobbiamo costruire la tomba della devolution». In questa rivoluzione, Vendola vede anche l´abbattimento di Punta Perotti e il recupero delle periferie, come Enziteto, come ricorda uno striscione che compare alle sue spalle. «È la più bella primavera della Puglia», urla senza ormai più voce, il neo presidente pugliese travolto dall´abbraccio di mamma Antonetta e papà Francesco. Le prime file intonano "Bella ciaio" sotto una pioggia di spumante. D´Alema è già andato via. Sul palco restano il sindaco di Bari, Michele Emiliano, il presidente della Provincia di Bari, Vincenzo Divella e il primo cittadino di Foggia, Orazio Ciliberti.

Si chiude così la prima settimana da governatore pugliese per Nichi Vendola. Ma la parentesi romana, che ha chiuso poche ore prima della festa di ringraziamento, non è stata meno importante, vissuta tra il benvenuto a Pietro Ingrao, neo iscritto di Rifondazione comunista, l´omaggio in piazza San Pietro per i funerali di Giovanni Paolo II, la benedizione di Romano Prodi, l´ispiratore del miracolo pugliese, e l´intervento al comitato politico nazionale di Rifondazione comunista, durante il quale si è definito un «ostetrico»: «Non sono il protagonista della vittoria. Il fenomeno è ciò che è successo in Puglia negli ultimi anni, io sono soltanto l´epifenomeno di una nuova domanda di comunità». Al suo predecessore Raffaele Fitto, invece, si è rivolto da neo presidente: «Voglio sperare che la sua giunta si limiti agli atti dovuti. Credo che anche il presidente Fitto abbia la sensibilità politica necessaria a evitare di assumere qualsivoglia deliberazione (da nomine anche a tempo, ad assunzioni, fino ad impegni finanziari non necessari né obbligatori) che possa essere presa dalla nuova giunta regionale». La sua.

di PIERO RICCI da www.repubblica.it

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