Vendola:"Non ho vinto io ma il nuovo Mezzogiorno"
Al comitato politico di Rifondazione Comunista Nichi Vendola è una specie di santo che tutti vogliono toccare. Ancora non si capacitano di quel che è successo e in fondo neppure lui si è ancora del tutto svegliato da quello che sembra un sogno. Ma già comincia a mettere i piedi per terra, il neo-presidente (“ma chiamatemi Nichi”, dice). “Io non sono il protagonista della vittoria: sono l’epifenomeno, non il fenomeno”, sostiene intervenendo dal palco. “Il fenomeno e il protagonista della vittoria – spiega - è quello che è accaduto in Puglia, un sommovimento che tiene dentro elementi tradizionali, per così dire classisti, ed elementi invece nuovi che potremmo definire della cittadinanza attiva: la costruzione di una rete di vertenze che hanno incardinato una nuova domanda di comunità”.
Per Vendola “la lettura classica del divario tra Nord e Sud rischia di non farci vedere che si sta rompendo una crosta di subordinazione sociale e culturale. Il Sud sta partorendo una grande domanda di libertà che vive nelle lotte, come quelle di Melfi e Scanzano, che sono i sintomi della costruzione di una nuova trama del vivere associato. Io direi così: sono stato l’ostetrico, ma se non ci fosse stata la «creatura» non ci sarebbe stato il parto”.
L’immagine dell’ostetrico non è la sola che usa Vendola, che, da poeta prestato alla politica o da politico prestato alla poesia, non sappiamo dire, ne fa largo uso. Visto che siamo in Puglia, eccone una che atterrebbe di più al Lazio o al Veneto: “Anche in Puglia sento la tentazione di qualcuno di “bonificare” il terreno della destra. Vale a dire che il terreno era quello giusto, quello di una generica idea di modernizzazione, e che ora si tratti di eliminarne gli aspetti più paludosi”.
Come dire: l’idea che il centrosinistra sia solo “migliore” del centrodestra, non “diverso” come Nichi ha fatto scrivere sui manifesti. “Credo al contrario – prosegue - che dobbiamo fare un’operazione che metta al centro ciò che arriva dal Mezzogiorno: il Sud è all’opposizione delle politiche neoliberiste. Questo è un tratto che unifica la lettura del voto: le politiche neoliberiste sono socialmente dannose e al tempo stesso spiantano tutte le culture, tutte le narrazioni democratiche”. Per narrazioni democratiche Vendola intende le culture che hanno animato la Puglia: il socialismo “che non può essere ridotto solo ad una storia di corruzione”, il Moro delle lettere che mette “la ragione umana prima di quella dello stato e della politica”.
Ma Vendola non vola nell’empireo, parla di fatti concreti: “Ad esempio – dice tra gli applausi - non soltanto non privatizzeremo l’acquedotto pugliese, ma faremo tutto il contrario: lo trasformeremo in una grande agenzia per la diffusione della cultura dei beni comuni”. E, rivolto al suo partito, ammonisce: “Non penso che il nostro problema sia di aver osato troppo. La dico così: siamo una crisalide, i pensieri che incominciamo a praticare sono giusti, ma il partito nel suo complesso ancora allude solamente a questi pensieri. Non bisogna fermarsi ma correre ancor di più di quanto abbiamo fatto finora”. Un’indicazione chiara, per proseguire sul cammino intrapreso da Bertinotti.
Lo avviciniamo (scherzando ci dice che dirà cose che non direbbe al Corriere o a Repubblica). Gli domandiamo cosa vuol dire quando afferma che Rifondazione è una crisalide. Ci risponde che “il problema di Rifondazione riguarda il suo radicamento. Di me spesso si è detto che sono più radicato che radicale. Rifondazione è, al contrario, più radicale che radicata. Il problema del radicamento pone subito quello della selezione della classe dirigente e del rapporto tra l’innovazione politico-culturale e la costruzione di un corpo largo e organizzato”. Insomma, Rifondazione è “ancora un bocciolo” che deve aprirsi.
Ma questa tua vittoria – gli domandiamo – come è potuta accadere, contro ogni previsione? “Siccome ho vinto tutto viene attribuito al mio personaggio – ci risponde – ma in realtà ho vinto perché ci sono processi politico-sociali più forti del pregiudizio. La mia radicalità non è stata una palla al piede per la coalizione, semmai un valore aggiunto. Dovrebbero riflettere gli alunni del prof.Sartori”.
Già, Sartori che aveva previsto una sicura debacle: “questa vittoria decreta la sconfitta della politologia e la vittoria della sociologia – affonda Nichi – perché la politologia è una scienza stupida, basata sull’analisi delle superfici ma incapace di sondare la profondità per capire quel che succede”. Ma la politologia dice anche che nella tolda di comando deve esserci un moderato, un centrista, che competa sul terreno che delimita gli schieramenti... “Questa vittoria – riprende Vendola - ha falsificato l’idea che nel rapporto tra l’area «ulivista» e Rifondazione ci sia una divisione dei compiti per cui l’area dei moderati e dei riformisti è vocata alla scrittura del programma di governo e alla rappresentanza delle funzioni di governo, mentre Rifondazione e l’area più radicale sono vocate alla narrazione sociale. Questa vittoria cancella questa distribuzione preventiva dei compiti”. Invece per “Nikita”, come lo hanno soprannominato, “la verità è che tutti siamo chiamati a questi compiti. Ci sono tante cose sulle quali sento l’inadeguatezza della mia cultura politica e ci sono tante altre sulle quali è la cultura dei moderati e dei riformisti ad essere inadeguata. Dovremmo quindi confrontarci non su schemi astratti ma sul concreto: mercato del lavoro, governo del territorio, infrastrutture, protezione ambientale... Credo che prima ci libereremo dei fantasmi e degli stereotipi, prima saremo una coalizione non piegata da una parte o dall’altra, ma piegata sui bisogni della società”. Un’immagine quasi religiosa, questa, che ricorda il Cristo piegato a guarire gli infermi, a baciare i piedi ai poveri.
Ma, insistiamo, tu come pensi di mettere a frutto i centomila voti che hai preso in più rispetto alla coalizione, questo grande credito nei tuoi confronti? Si schernisce Vendola: “No, no, non sono io. C’è una domanda politica matura nel mezzogiorno. Il problema è capire se questa domanda trova sponda nei soggetti politici. Ma siccome credo che essa sia figlia di un nuovo soggetto sociale, il nuovo Mezzogiorno, credo che farà molta strada, anche se noi ci mettessimo di traverso questa domanda di politica nuova ci travolgerebbe”
di G.I. da www.aprileonline.info
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